Ingrosso caffè Napoli, tra polvere, cialde e capsule: ecco come sono nate e si sono sviluppate le macchine per il caffè che hanno rivoluzionato nel tempo i nostri consumi di questa bevanda.

Il primo brevetto di una macchina per il caffè porta il nome di Angelo Moriondo, un imprenditore torinese nel settore alberghiero, che tuttavia non la produsse industrialmente. Successivamente un meccanico milanese, Luigi Bezzera ne brevettò un’altra nel 1902, forse dopo aver visto quella di Moriondo. A produrre quest’ultima – un cilindro con una caldaia in ottone alimentata da un fornello a gas e dei contenitori laterali per il caffè – fu invece l’azienda di Desiderio Pavoni.

Le prime macchine per il caffè a leva risalgono invece al 1945 e sono legate al nome di Angelo Gaggia, a partire a un brevetto datato 1938. Furono però prodotte e commercializzate solo nel 1948: costituiscono le antenate delle moderne macchine per il caffè che vediamo oggi nei bar. Poi nel 1961, Faema iniziò la produzione della E-61 che si avvaleva di una pompa elettrica e quindi aveva un funzionamento decisamente meno manuale. Tra le altre innovazioni anche l’introduzione della preinfusione. Nel 1970 invece La Marzocco produsse la prima macchina per il caffè a doppia caldaia, che in questo modo velocizzava il processo di preparazione.

Questa sembra quasi preistoria, oggi che molti di noi hanno nelle proprie case delle macchinette che funzionano con cialde e capsule che fanno il caffè buono come quello del bar. Eppure questa storia è esemplificativa di come a piccoli passi si facciano grandi rivoluzioni, anche se parliamo “solo” di una bevanda.